"Avvocato... non capisco la fattura!"

Come comprendere le voci della fattura di un avvocato

Pagina a cura dell'Avv. Francesco Tregnaghi (agg maggio 2016)

Capire la fattura di un avvocato (come del resto di ogni altro professionista) alle volte non è cosa facilissima, perché alcune delle sue voci non appaiono così intuitive. Cerchiamo di spiegarle. 

       Indice

 

COMPENSI: si chiamano così dopo l'abolizione delle tariffe, che distinguevano in DIRITTI ed ONORARI  (e che possono tutt'ora esistere per le pratiche vecchie... o semplicemente avere tale etichetta per il mancato aggiornamento del software di fatturazione). E' sostanzialmente quello che voi date all'avvocato, ovvero l'unica voce della tariffa che gli resta in tasca (e su cui gravano le spese lo studio, i dipendenti, l'IRAP, assicurazione, contribuiti alla Cassa previdenza che gli sono a carico, etc). Ovviamente le prestazioni addebitate vanno, sia pur succintamente, descritte nella fattura. Erano frequenti, sotto le vecchie tariffe (che prevedevano numerose piccole voci) le descrizioni lunghe diverse pagine. Con i parametri ministeriali, che prevedono pochissime voci (a volte una sola) la descrizione è per le pratiche recenti assai più stringata

RIMBORSO FORFETTARIO DI SPESE. La Legge Forense (31 dicembre 2012, n. 247 ) stabilisce che "Oltre al compenso per la prestazione professionale, all’avvocato è dovuta, sia dal cliente in caso di determinazione contrattuale, sia in sede di liquidazione giudiziale, oltre al rimborso delle spese effettivamente sostenute e di tutti gli oneri e contributi eventualmente anticipati nell’interesse del cliente, una somma per il rimborso delle spese forfetarie".  L'art 2 del  DECRETO MINISTERIALE N. 55/2014 in Gazzetta Ufficiale dal 2.4.2014 ha stabilito che detto rimborso venga determinato di regola nel 15% della somma spettante a titolo di compensi. Che siano evidenziate a parte, o che vengano già sommate ai compensi, detti rimborsi spese, come le altre spese imputabili alla pratica ma non costituenti "anticipazioni" vanno assoggettate a contributo Cassa Forense ed IVA, esattamente come i compensi da cui pertanto, sotto il profilo fiscale, non si distinguono.

ANTICIPAZIONI: sono delle particolari spese che l'avvocato ha fatto a nome e per conto del cliente, e devono essere debitamente documentate. Si tratta per lo più di esborsi per il pagamento del Contributo Unificato (una tassa per l'accesso alla giustizia che va pagata allo stato), per imposte di bollo e registro, per imposte di iscrizione e trascrizione, per il costo delle notifiche, diritti degli Ufficiali Giudiziari per le esecuzioni, diritti di cancelleria per copie semplici o autentiche di provvedimenti giudiziali. Godono di un trattamento IVA privilegiato: infatti ex art 15/3 legge IVA, le anticipazioni debitamente documentate sono escluse dalla base imponibile IVA. Per questo motivo spesso la relativa voce totale viene aggiunta come penultima voce, dopo l'evidenziazione delle altre voci, e prima del totale complessivo fatturato. Vanno infatti puramente sommate, ma non entrato in nessun altro calcolo (Iva, Cipa, rimborso forfettario non gravano su questa voce). Da notare che l'avvocato non è tenuto ad anticipare nulla per conto del cliente, che dovrebbe pagare direttamente le imposte ed affini che competono alla sua pratica. Però accade spesso che, con clienti conosciuti e che godono di sua fiducia, l'avvocato paghi di tasca propria queste voci, che diventano appunto rimborso di anticipazioni in fattura, quando rimborsate.

ALTRE SPESE: l'avvocato può legittimamente addebitare tutte le spese sostenute per l'assolvimento dell'incarico, che non abbiano i requisiti per essere considerate anticipazioni (costi di cancelleria del suo studio per fotocopie e stampe, scritturazione, postali, spese di trasporto e trasferta relative all'incarico svolto, etc). In tal caso vanno indicate all'imponibile ma saranno gravate di IVA e contributo cassa forense, ma comunque vanno evidenziate separatamente. Tali spese "specifiche" non devono confondersi col rimborso forfettario di cui sopra, che "funzionalmente" mira a coprire parte dei costi generali e non imputabili alla singola pratica, come stipendi/contribuiti per i dipendenti, conduzione studio, assicurazione, etc..

C.I.P.A. (Contributo Integrativo Previdenza Avvocati). Gli avvocati pagano i loro propri contributi previdenziali (in percentuale sul reddito netto professionale) ma per legge (come per gran parte delle altre professioni regolate) una quota è posta obbligatoriamente anche a carico dei clienti, ed è appunto il 4%, che va calcolato su compensi e spese imponibili. Tale importo diviene a sua volta imponibile IVA, e ciò sempre per disposizione di legge. L'avvocato fa solo da "esattore": incassa questa voce ma deve riversarla integralmente alla Cassa previdenziale.

I.V.A. (imposta sul valore aggiunto). E' tassa ben nota, attualmente al 22%. Si applica su tutte le voci di cui sopra, esclusi i soli rimborsi di  "anticipazioni" ex art 15 legge IVA. Indipendentemente dalla data di effettuazione di tutta o gran parte della prestazione, il tasso percentuale applicabile è quello vigente al momento dell'effettivo pagamento.

Il TOTALE FATTURA diviene a questo punto la semplice somma di tutte le voci di cui sopra. Se la fattura è rivolta ad un cliente privato (senza partita IVA), il calcolo  termina senz'altro qui.

La RITENUTA (o trattenuta)  D'ACCONTO è un obbligo posto non tanto sull'avvocato, ma sul cliente "professionale", ovvero dotato di partita IVA che assume in quanto tale veste di sostituto d'imposta. Egli non deve pagare al professionista il TOTALE FATTURA ma deve "trattenere" (da lì il nome) una somma, pari oggi al 20% dell'imponibile (Compensi + spese generali, ma non CIPA) e versarla allo stato entro il 15 del mese successivo, in "accconto" tasse dell'avvocato. Dovrà poi consegnargli apposita attestazione, che l'avvocato porterà in detrazione dalle tasse in occasione dei suoi versamenti. E' un obbligo che spetta al cliente professionale, ed esclusivamente a lui sotto la sua responsabilità. Però è uso che questo venga evidenziato dall'avvocato, aggiungendo una voce "RITENUTA D'ACCONTO" e pertanto un "Totale da pagare al netto di ritenuta". Si evita così che clienti poco avvezzi all'adempimento (come piccole imprese individuali) se lo lascino sfuggire, incorrendo involontariamente in una violazione fiscale, o prendano la base imponibile errata, commettendo quindi un errore di calcolo.

UN ESEMPIO PRATICO

Per 500 Euro tra compensi e rimborsi di spese imponibili, e con rimborso di 50 euro anticipati, la fattura per un cliente privato viene così:

Compensi, rimborso forfettario e altre spese imponibili 500,00€
Contr.Int.Prev.Avv.  20,00€
Imponibile IVA 520,00€
I.V.A. 22% 114,40€
Anticipi non imponibili 50,00€
Totale Fattura 684,40€

 

Se il cliente è soggetto a ritenuta d'acconto (in pratica, tutti i titolari di partita IVA), ci saranno anche queste due ulteriori righe:

Ritenuta d'acc. da operare (20%) -100,00€
Totale da pagare, al netto ritenuta 584,40€

 

QUANDO E' DOVUTA LA FATTURA?

Trattandosi di prestazione di servizi, la fattura è dovuta al momento del pagamento (e non prima: art 6 comma 3 legge IVA). Ciò non vieta, peraltro, di emettere la fattura in precedenza. Molte grosse imprese la "pretendono", anche se una tale pretesa sarebbe infondata per legge.

La fattura può essere posposta fino a sessanta giorni se la somma viene inserita in apposito registro delle somme in deposito (introdotto dall'art.3, 2^ c., D.M. 31/10/74)  quando, essendo sicure delle spese ed anticipazioni, queste non sono ancora perfettamente determinate o sostenute, e pertanto non è certo quale sarà l'imponibile (che ne deriverà per sottrazione). L'inserzione della somma ricevuta nel registro permette legittimamente di posporre la fatturazione fino al momento in cui  sia chiaro il quadro delle spese anticipate, ma pur sempre al massimo per 60 giorni.

Se l'avvocato non è in grado di emettere immediatamente la fattura (perché, ad esempio, riceve l'importo al di fuori del proprio studio) dovrà senz'altro emettere ricevuta: la fattura dovrà essere emessa comunque entro il medesimo giorno ed in tal caso sarà spedita al cliente.

Quando richiede il pagamento, dunque, l'avvocato non emette, di solito, fattura. E' però uso (a scanso di probabilissimi errori) che quantifichi IVA e ritenuta in una nota informale che di solito si chiama "preavviso di parcella", "nota pro-forma" o similare. La si distingue dalla fattura vera e propria dal nome ma soprattutto dal fatto che manca la numerazione progressiva che deve necessariamente distinguere le fatture (in assenza, non sono tali).

Il nostro studio, nelle note pro-forma, a scanso di equivoci solitamente indica frase simile a "La presente nota non costituisce fattura". Ciò indica con precisione che si tratta di una richiesta di pagamento, ma che la fattura verrà emessa, come per legge, solo al momento del pagamento. Di fatto, per pagamento a mezzo bonifico bancario, appena la banca evidenzia l'accredito in conto.

E' doveroso precisare che quanto detto vale per la maggior parte dei professionisti, ovvero quelli in un regime fiscale ordinario o semplificato. I giovani ad inizio carriera possono per un certo tempo usufruire di un regime agevolato che cambia alquanto le cose

LA FATTURA PER GLI ACCONTI

Gli acconti che fossero versati vanno tutti fatturati, uno per uno, nel giorno di pagamento. Come causale l'avvocato potrà anche semplicemente specificare trattarsi di acconto per la pratica. E' assolutamente scorretta, pertanto, la pratica (invero oggi assai rara) di incassare somme in acconto senza emettere fattura, anche se si hanno le migliori intenzioni di fare la fattura per l'intero al momento del saldo.

La fattura di "saldo" , che sarà ovviamente l'ultima, dovrà appunto menzionare che di saldo si tratta. Meglio (ma non è indispensabile) se la fattura a saldo porta in positivo l'intera somma dovuta, con detratti in negativo tutti gli acconti, ed ovviamente fatturando solo il residuo pagato alla chiusura.

 

POSSO DETRARRE/DEDURRE LA FATTURA  DELL'AVVOCATO?

Le imprese ed i professionisti per cui la prestazione dell'avvocato è inerente alla produzione del reddito di impresa/lavoro autonomo certamente sì: detraggono  l'IVA  ed il costo della fattura come qualsiasi spesa inerente la produzione/professione, secondo il regime fiscale loro proprio. Così ad esempio per l'attività di recupero credito o di consulenza. Al contrario delle spese mediche però (e purtroppo), il cliente privato non può giovarsi in alcun modo di qualsivoglia meccanismo di detrazione delle spese legali, anche le più necessarie.

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